La pubblicità senza bontà

Nella pubblicità c’è il godimento senza il vizio, il piacere senza la passione, c’è la vita ma senza il dolore e la morte. C’è insomma la vita senza la vita.

E tutte le campagne che hanno per tema la tutela dell’ambiente, la prevenzione delle malattie, la sicurezza stradale, la difesa dei deboli, l’uguaglianza, la solidarietà, l’alimentazione, il pianeta … il WWF, Greenpeace, Amnesty dove sono?

Ed io?

lavoro senza passione, non godo!

lavoro per vivere, non vivo?

La pubblicità è sintesi, è semplificazione perché viene tradotta spesso in un linguaggio semplice e in pochi minuti noi possiamo cogliere tutti i tratti tipici della nostra società. La pubblicità rende tutto immediato, è politically correct ed è largamente diffusa.

Essere semplici vuol forse dire non avere vizi, niente passioni, niente dolore, nessun pensiero triste? nessuna paura? nessuna ideologia?

Da una recente ricerca effettuata sulla pubblicità sociale è emerso come ad essa venga riconosciuta questa capacità di richiamare, ricordare, far scattare “grilletti attenzionali”. La sinteticità e la diffusione del messaggio pubblicitario diventa così una carta vincente dello stesso messaggio.

Mi vengono in mente le parole di una persona che ora non c’è più, dopo aver fatto un apprezzamento sul di dietro di una qualunque ragazza, ad una donna che lo giudicava negativamente, rispose: l’uomo è una persona semplice, si accontenta di poco e quello è solo un sedere!