La pubblicità è razzista?

L’ansia della comunicazione è voler dire tutto a tutti, parlare con il mondo intero e spesso quest’ansia ci porta a comunicare poco e male.

Non si può dialogare con il mondo intero. Invece, bisognerebbe dire sempre qualcosa di preciso a qualcuno in particolare.

Per questo, la pubblicità individua sempre un target di riferimento. Un target a volte glamour a volte emo, un po’ nerd o fortemente geek! un target che studia, che ha un reddito alto, che ascolta musica rock, che va in vacanza, che non sa parlare la nostra lingua perché è da poco nel nostro paese, che ama gli uomini anche quando “non dovrebbe” che vive con tanti cani, che non ha mai preso un aeroplano.

Un punto di vista può diventare una storia, una storia senza un punto di vista non ha nessuna identità. Quindi, è inutile cercare di strizzare le curve nei jeans skinny quando nessuno ha detto a tutti di farlo!